INTERVISTA DELLA SETTIMANA: RICCARDO MAGGIO

INTERVISTA DELLA SETTIMANA: RICCARDO MAGGIO

09/06/2020

INTERVISTA DELLA SETTIMANA: RICCARDO MAGGIO

Nei giorni scorsi abbiamo intervistato il consigliere della Federazione Cricket Italiana, nonché ex azzurro, Riccardo Maggio. Ne abbiamo approfittato per parlare sia del suo passato da giocatore, sia del suo attuale ruolo di consigliere federale. Molti i temi caldi, dalla ripresa degli allenamenti, alla programmazione delle nazionali.

Caro Riccardo quali sono i tuoi attuali compiti nella FCrI?

«Sono consigliere federale. Al momento mi sto occupando con Silvio Leydi del regolamento. Inoltre sto seguendo a trecentosessanta gradi il gruppo delle nazionali: quella maggiore maschile, quella femminile, che vorremmo far ripartire, e quelle giovanili. Chiaramente, se c’è bisogno di dare una mano anche per altre questioni, non mi tiro certo indietro».

Come ti sei avvicinato al cricket?

«Avevo 10 anni e mi trovavo in Inghilterra dai miei nonni materni, che erano inglesi. Era estate e mio nonno stava guardando sul divano un test match. Io, che ancora non sapevo che cosa fosse il cricket, mi fermai davanti al televisore affascinato da quella strana inquadratura quasi immobile e così diversa dal calcio. Non so perché ma imparai subito le regole. Poi mi capitò di andare al parco e cominciai a giocarci con i bambini inglesi. Mi divertivo molto. Mi rendeva allegro. Nel 1988 sempre in Inghilterra mi capitò di leggere un articolo sulla nazionale italiana e così, quando rientrai, mi misi alla disperata ricerca del cricket in Italia. Fu una ricerca lunghissima, ma a fine settembre riuscii a mettermi in contatto con la Roma Cricket Club di Angelo Ponti, dove cominciai a giocare».

Qual è il tuo ricordo più bello in maglia azzurra?

«Non ce n’è uno in particolare. Ogni giorno in cui ho indossato la maglia azzurra, anche solo durante gli allenamenti, è stato per me speciale. Ho iniziato nel 1990 con la tournée dell’Under 25 in Inghilterra, ripetuta l’anno successivo. Nel 1992 ho fatto il capitano dell’Under 23, sempre in Inghilterra. Poi il ritiro con la nazionale maggiore a Lodi nel 1994, i tornei in Olanda e in Argentina, dove ricordo entrai in battuta all’ultima ora dell’ultimo giorno e salvai un il test match. La settimana dopo vincemmo il primo One Day International grazie a una prestazione di gruppo fantastica. Ricordo che quel giorno Akhlaq Ahmed Qureshi lanciava come se fosse posseduto e anch’io feci forse la mia miglior prestazione con la palla. Seguirono poi le tournée in Irlanda, Danimarca, Olanda, Francia, Sudafrica e Namibia. Giocare i test match era davvero particolare perché sapevi che per due o tre giorni, a seconda del formato, ti saresti confrontato con gli stessi avversari. E poi ancora le qualificazioni al Mondiale del 1997, con il Bangladesh che era nel nostro stesso torneo. Oppure il torneo giocato in Olanda quando battemmo l’Inghilterra venendo da cinque vittorie consecutive. Riuscimmo prima a battere la Francia, nonostante un pessimo primo innings in cui facemmo soltanto 170 punti in un campo che ne richiedeva almeno 250. Ricordo Simone Gambino, che allora era il Presidente, dopo il primo innings entrò negli spogliatoi e prendendoci in giro disse che eravamo delle grandi “pippe” e che avrebbe offerto una bottiglia di champagne per ogni punto di vittoria. Nel secondo innings sia al lancio che e al fielding sembravamo undici indemoniati ed eliminammo la Francia 45 all out. Contro la Germania, giocammo forse una delle partite più belle di tutte. Fu davvero molto incerta ma Kamal Kariyawasam, Akhlaq Qureshi, Hemantha Jayasena, Valerio Zuppiroli, Benito Giordano, Niroshan Ramanayake, giocarono alla grandissima e riuscimmo a battere anche la Germania. Arrivammo così a quella storica partita con l’Inghilterra. Quel giorno non battei e non lanciai, ma fui messi sul boundary e fildai come se non ci fosse un domani. Fu una delle mie partite migliori come fielder, se non fosse per una piccolissima sbavatura. Alla fine della partita Doug Ferguson, l’allenatore, venne da me e disse: “dirsgraceful fielding” io ribattei che avevo perso soltanto un punto, e lui, con il suo tipico aplomb britannico pontificò: “One too many!”. Quello che contava però è che avevamo battuto l’Inghilterra! Ma sarò sincero. Anche i ritiri e persino gli allenamenti da solo, quando d’inverno andavo a correre o eseguivo gli esercizi che ci avevano assegnato, erano magici perché indossare la maglia della nazionale italiana di cricket è davvero un grande privilegio».

Senza il coronavirus come sarebbe stata organizzata la stagione?

«Senza il Covid, la stagione avrebbe seguito una sua linearità anche con la nazionale. Per esempio a maggio si sarebbe giocata in Spagna la qualificazione ai Mondiali T20, di conseguenza già a inizio aprile avremmo iniziato con i tornei T20 per fare in modo che tutti i giocatori potessero dimostrare il loro valore e per dare la possibilità ai convocati di prepararsi al meglio per quella competizione. Sempre a maggio in Spagna l’Asian Latina avrebbe dovuto giocare la European Cricket League. L’idea quindi era cominciare prima con tornei T20 e fare a inizio giugno le finali. A metà giugno saremmo passati ai campionati di 40 e 50 overs, visto che in agosto la nazionale sarebbe dovuta andare, o forse andrà, in Uganda per giocare il torneo sui 50 overs. L’idea, che comunque si cercherà di riproporre anche in futuro, era quindi quella di far giocare i tornei italiani nello stesso formato del torneo internazionale che vedeva protagonisti gli azzurri».

Con il protocollo potranno riprendere gli allenamenti ma non ancora le amichevoli e i tornei. Quali sono gli scenari che sta preparando la Federazione?

«Stiamo seguendo giorno per giorno gli accadimenti perché vorremmo poter arrivare al momento di prendere una decisione il meglio preparati possibile. È veramente impossibile immaginare il futuro. Noi comunque siamo al lavoro dietro le quinte. Sappiate che molti scenari sono stati preparati. Speriamo di avere pensato a tutto».

In che modo la pandemia ha interrotto il percorso di crescita della nazionale?

«La pandemia ha interrotto tutto e tutti. Ha segnato le nostre vite e ci ha impedito di giocare. Non siamo però rimasti fermi. Io credo che la nazionale in questo periodo si stia riorganizzando. Ci sono molte questioni che stiamo valutando per renderla più competitiva a tutti i livelli. Stiamo però lavorando dietro le quinte. Anche per questo speriamo davvero di tornare presto a giocare anche per vedere e valutare il lavoro fatto».

Sappiamo che non dipende da te ma credi che vedremo la nazionale in campo e come ritieni che questa incertezza inciderà nella preparazione dei ragazzi?

«Sì, non dipende da me. Vorrei tanto vedere la nazionale in campo. Dove, come e quando sinceramente non lo so. Speriamo lo si faccia in piena sicurezza. Mi auguro che la ripresa avvenga quando potremo giocare liberi senza nessuna preoccupazione di salute per noi o per i nostri familiari. Al momento è oggettivamente difficile programmare la preparazione. Tuttavia stiamo cercando di dare esercizi di mantenimento in vista del cambio di passo che avverrà con le decisione ufficiali».

Grazie per la tua disponibilità…

«Grazie a te. Permettimi soltanto di aggiungere un’ultima cosa. Mi auguro che tutti coloro che stanno leggendo l’intervista e i loro cari stiano bene e speriamo di vederci presto e di incontrarci in un campo da cricket liberi e sani».

Nicola Sbetti